Lo conosci? Gianni Berengo Gardin

Lo conosci? Gianni Berengo Gardin

Siamo così presi dalla perfezione digitale, dalle foto da 20MP scattate a 12500 iso, dai filtri anti rumore, che vedere la grana di una pellicola in bianco e nero di qualche anno fa ci fa specie. Qualcuno potrebbe dire “Ma che bassa risoluzione! Potevano stamparla meglio…”.
Le superfici omogenee, ultrabrillanti, dai colori saturi in modo innaturale fanno ormai parte del nostro concetto di foto ed è un’idea difficile da rimuovere.

Ma andiamo con ordine.

Sabato avevamo un appuntamento di lavoro a Venezia e così abbiamo approfittato per fare un giro, scoprire qualche calle a noi ancora sconosciuta, gustare qualche ombra di rosso e andare a vedere una mostra spettacolare:
Berengo Gardin – Storie di un fotografo

La più completa antologica realizzata ad oggi, oltre 130 immagini splendidamente stampate, rigorosamente in bianco e nero e, come dice il timbro apposto sul retro delle sue fotografie, “Vera fotografia non corretta, modificata o inventata al computer”.

La grana di cui parlavo prima l’abbiamo trovata proprio su queste foto. In alcune, complici il forte contrasto e l’ingrandimento, faceva apparire l’immagine come un dipinto a china. In altre rendeva i soggetti materici, tridimensionali. Per me è stata protagonista proprio come lo erano quegli “attimi di vita sospesa, senza tempo” (per citare la presentazione della mostra) immortalati dalla pellicola. Una calda emozione!

Non conoscete Berengo Gardin? Niente paura, in rete si trova tutto il suo immenso archivio ma tra queste immagini credo che troverete qualcosa di familiare.

Berengo Gardin è sempre stato contrario all’uso del digitale nella fotografia ed è un convinto sostenitore della foto pura, senza ritocchi in postproduzione. L’unica eccezione l’ha fatta per provare la nuova Leica M Monochrome (ne avevo parlato qui). È uscito in strada, ha fatto due passi e ha scattato questa foto:
Le sue impressioni sono state positive. Le mie, vedendo questa foto, sono di rispetto e ammirazione per un uomo che a 83 anni è così innamorato del suo lavoro e ha così tanta curiosità da volersi mettere ancora in gioco.

La location della mostra è la Casa dei Tre Oci nella poco conosciuta Giudecca, la parte di Venezia staccata dal resto della città e che guarda San Marco immersa in un’atmosfera di straordinaria tranquillità.

Venezia vista dall’alto. La Giudecca è l’onda sotto il pesce.
La facciata della Casa dei Tre Oci (casa dei tre occhi)
Tutte queste foto le ho scattate con la mia vecchia compatta Olympus C5060 in manuale e in RAW.
Fatto che ha rallentato notevolmente il salvataggio e la visione, tanto da non permettermi di ricontrollare lo scatto appena fatto. Sembrava di essere tornato alla pellicola, quando dovevi per forza aspettare sviluppo e stampa per sapere se ne usciva qualche immagine decente. È stato divertente ed emozionante al tempo stesso. In tema con la mostra appena vista.

Alla fine non abbiamo resistito all’acquisto del catalogo (dove, come sempre, le foto non rendono al massimo) e della locandina in formato 70×100 che va ad inaugurare una nuova collezione da mettere in bella vista su questa parete:

A sinistra, più in piccolo, la locandina della mostra “Giorgio Casali” che abbiamo visto a Verona e che merita un post tutto suo. Prossimamente…
Ecco un’intervista dell’anno scorso.
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