Il Mistero Dietro al logo del Ministero dell’Interno

Il Mistero Dietro al logo del Ministero dell’Interno

Questa non è propriamente una storia su un brutto lavoro (come quando avevamo parlato del logo Magic Italy o quando troverò le forze per parlare di quello delle Dolomiti!). Però è di sicuro una brutta storia!

Un anno fa è stato ufficializzato un bando di concorso per la realizzazione di un logo che identificasse il Ministero dell’Interno.
Hanno partecipato oltre cento concorrenti italiani e stranieri tra grafici, creativi e architetti.
Il premio di 3.000,00 euro l’ha vinto la romana Inarea che noi di Popcorn conosciamo molto bene in quanto da qualche anno cura le linee guida dell’identità visiva del nostro storico cliente IPC.

Il logo risulta gradevole: semplice, moderno e, a mio avviso, abbastanza “ispirato”.

Purtroppo è SPUDORATAMENTE COPIATO!

Se ne sono accorti quelli di Draft (seguiti a ruota da Repubblica ) che mettono a confronto il nuovo logo con quello realizzato nel 2008 dal designer inglese Roy Smith per la French Property Exhibition.

Diciamo che non ci sono dubbi. Non credo si possa nemmeno parlare di caso fortuito perché se sovrapposti i due loghi hanno le stesse forme e costruzione.
Tra l’altro, opinione personale, trovo più bello e bilanciato l’originale.
Da poco sulla rivista GQ (dove trovate anche una carrellata di altre proposte “originali”) è stato pubblicato un commento del Presidente di Inarea Antonio Romano:

“Il logo è identico. Quello che posso affermare è che abbiamo 30 anni di storia che certificano qualcosa di diverso dall’etichetta di “copioni” che ci viene affibbiata in questo momento”. E quel logo così simile? “Se avessimo voluto copiare, avremmo modificato qualcosa: abbiamo all’attivo quasi 400 marchi. L’autore del logo ha 25 anni di competenza e da noi è direttore creativo: non ha copiato”. E quindi? “Le verifiche non ci hanno permesso di controllare la preesistenza del marchio francese”. Siete arrivati autonomamente allo stesso risultato? “Guardi, ci sono molti casi di affinità da marchi. ma ammetto che il nostro è un caso da Guinness dei primati”.

Gli crediamo?
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